La Ghironda

L’arte è l’arte, e la vita è la vita.
Ma vivere con l’arte è l’arte della vita.

(Peter Altenberg)

 

Prefazione

Quando incominciai a girare per la prima volta la manovella di una ghironda, costruita da mio padre a mo’ di prototipo, poco sapevo circa il suo funzionamento, e ancora meno sapevo a proposito della sua storia millenaria ; era per me un gioco, come un gioco dovrebbe essere l’apprendimento della musica per tutti i bambini. Il gioco si trasformò ben presto però ben presto in passione e quei suoni atavici e cantilenanti, prodotti per sfregamento delle corde su una ruota, entrarono nella mia testa di fanciullo per non uscirne più.
Mi piace pensare che nell’atto di suonare la ghironda siano immagazzinati dei significati ancestrali che hanno a che fare con l’uomo, con la sua costante ricerca di qualcosa di più grande di lui, o anche solo con una serie di azioni riprodotte all’infinito perché sperimentate, riconoscibili, interiorizzate. Credo che questo valga per tutti gli strumenti musicali, e l’individuazione di tali significati è cosa soggettiva e dipende da chi li suona , oltre che da che cosa ci aspetti da loro ; allorquando si sente il bisogno di infondere significati familiari, e quindi comprensibili, agli oggetti che adoperiamo, vuol dire che abbiamo la necessità di utilizzarli per affermarci sulla realtà che ci circonda ; sentiamo cioè il bisogno di conoscerli bene, per interiorizzarne forme e meccanismi al fine di poterli usare nel migliore dei modi ; nel caso particolare degli strumenti musicali, ciò avviene quando essi diventano per il musicista il suo mezzo di espressione : allora la musica diventa arte.
A questo proposito la storia ha una parte molto importante, e non solo la nostra o, più in generale, quella del genere umano, ma soprattutto quella dello strumento : leggendo qua e là pezzi di storia della ghironda, ho compreso come essa non possa e non debba terminare con l’ultimo capitolo del libro quanto, piuttosto, continuare nel presente sotto forma di continua evoluzione e sperimentazione ; la ragione di questo mi sembra tanto valida quanto banale da trovare : un mezzo di espressione, per poter esprimere dei contenuti deve essere compreso da tutti, deve cioè essere conosciuto e la via più breve per raggiungere questo scopo è quello di adeguarlo al modo di vedere, e nel nostro caso di ascoltare, della gente.
La storia che della ghironda ho cercato di riassumere in queste poche pagine è da leggersi come un tentativo di farla apprezzare per quello che molti non considerano ; e cioè anche come strumento degno di considerazione in ambiti musicali non suoi propri o comunque, fino ad ora, non ancora sperimentati nel corso della sua storia millenaria. Credo che sia giusto rendere la ghironda attuale, cioè proporla in generi musicali nuovi, per far si che essa venga compresa portandola ad occupare la giusta posizione nel panorama degli strumenti in uso ; e questo per tentare di far si che la ghironda torni ad essere, probabilmente assieme ad altri strumenti, espressione di un epoca.

Rivet di Pragelato, marzo 1996

 

 

Richiami utili ...

Fra le numerose definizioni che della ghironda danno enciclopedie della musica, dizionari storici e recenti, studiosi di antropologia musicale etc..., ho scelto quella autorevole data da Pascal Lefevre, suonatore di ghironda e studioso della storia e del repertorio dello strumento, apparasa su una rivista musicale francese (Trad Magazine, n° 28 maggio /giugno 1993) : “La ghironda è uno strumento della famiglia dei cordofoni, munita di una ruota-archetto azionata da una manovella e di una tastiera che permette di accorciare la lunghezza di vibrazione delle corde ; parecchie corde, dette bordoni, non passano sulla tastiera : esse producono un suono continuo. La ghironda è anche uno strumento ritmico : uno dei suoi bordoni è appoggiato su un cavalletto mobile, detto cicala, cane o trompette, messo in vibrazione ad ogni impulso, o colpo, dato dal musicista sulla manovella”.
Il saper ben suonare la ghironda è quindi dato dalla combinazione fra una melodia, suonata sulla tastiera, e da un ritmo suonato sulla manovella. Oggigiorno esistono due “scuole” che si contrappongono sul fatto se si debbano coordinare le due mani, e quindi far corrispondere ad ogni nota suonata sulla tastiera un’accelerazione, o accentuazione, con la manovella, oppure se non sia meglio desincronizzarle. Certo è che sembra antimusicale, o quantomeno limitativo, ridurre il ritmo ad un doppiaggio della melodia : sarebbe come chiedere ad un percussionista di limitarsi a doppiare uno strumento melodico, dimenticando qualsiasi costruzione di schema ritmico.
La ghironda è uno strumento completo, incorporando in sé (e per questo è uno strumento unico al mondo) le tre caratteristiche della musica : la melodia, il ritmo e l’armonia (anche se, quest’ultima, di tipo “primitivo”, data dalle diverse ottave a cui sono tirate le corde e dalle “corde simpatiche”, corde cioè che vibrano per riflesso delle vibrazioni della tavola armonica sugli armonici della tonalità).
Molti secoli di storia hanno disdegnato o poco considerato l’aspetto ritmico della ghironda, mentre oggi sembra invece che numerosi musicisti rivalutino questa sua funzione essenziale, anche nell’ottica di utilizzare lo strumento in generi e repertori musicali non suoi propri (intendo almeno quelli che hanno permesso che la ghironda non cadesse nel dimenticatoio come la musica barocca, medioevale e popolare), quali il jazz e, più in generale, la nuova musica contemporanea.